 |
 |
Autore: Peecker Sound Research dept
 Data: giugno 2009

|
|
|
| News |
|
 |
|
 |
 |
| "NO BASS, NO FUN". Il processore dinamico intelligente Peecker Sound |
|
|
 |
|
 |
Se in un locale da ballo osserviamo il comportamento dei giovani a vari livelli sonori, ci è facile scoprire che le pressioni sonore troppo ridotte non li emozionano affatto e tendono ad allontanarli dalla pista da ballo. Soltanto la musica ad alto livello sembra calamitarli, trattenerli e coinvolgerli al massimo. Si potrebbe allora fissare una specie di regola acustica in base alla quale nessun responsabile di un locale di pubblico spettacolo dovrebbe suonare a basso livello, rischiando di far fuggire tutte le persone presenti. La realtà è un po' più complessa e richiede un approfondimento psicoacustico. Il senso del ritmo risiede nella percezione delle note basse: per essere massimamente coinvolti nella musica è necessario che le ossa del nostro corpo vengano "massaggiate" da una miriade di note basse, avvolgenti, profonde, piene e corpose. In inglese si potrebbe dire "no bass, no fun"; in italiano potrebbe tradursi liberamente con: "senza le note basse, manca il vero divertimento".
Cerchiamo, a questo punto, di analizzare a fondo come il nostro orecchio avverta le varie note (basse, medie e alte) della scala musicale. Il sistema uditivo è molto sensibile alle medie frequenze (voce, chitarra, flauto, ecc.), ma riesce ad avvertire con ben maggiore difficoltà le note basse. Per meglio dire, si avvertono le basse frequenze solo quando le stesse sono di alto livello, come spiegato bene dalle curve di Fletcher e Munson, misurate per la prima volta nel 1933 presso i laboratori AT&T Bell. Facciamo un semplice esperimento con il pianoforte: premiamo con forza e decisione un tasto centrale e uno tutto a sinistra della tastiera: dallo strumento usciranno due note ugualmente intese e potenti. A questo punto sfioriamo dolcemente gli stessi due tasti: mentre la nota centrale risulterà ancora ben distinguibile e chiara, la nota più bassa ci apparirà ora debole e confusa, appena avvertibile e assai poco interessante: abbiamo dunque compreso che il nostro fantastico orecchio è un apparato meccanico sensibilissimo alle frequenze attorno ai 2-3 kHz, ma capta le note basse solo quando sono di forte intensità. Un altro semplice esempio: mentre si è intenti a leggere un libro, basta il ronzio di una zanzara per essere disturbati, ma non si avverte il rombo di un tuono lontano.
Torniamo allora sulla nostra pista da ballo. Supponiamo si stia suonando a un livello di 100 dB e le note basse, medie e alte ci appaiano ben amalgamate, equilibrate e piacevolmente emozionanti. Abbassiamo il livello a 90 dB: le note basse scompaiono subito, l'equilibrio si dissolve d'incanto e i volti dell'audience presente, prima soddisfatti, mostreranno ora segni di disappunto.
Cosa è accaduto? Nel diagramma dei livelli sonori con le belle curve lineari di fig. 1, ci si è portati dalla curva 100 alla curva 90, mentre la percezione dell'orecchio è fortemente calata alle basse e alte frequenze (sempre fig. 1). Il catastrofico effetto di sensazione sonora non è dovuto alla diminuita pressione sonora, ma al forte calo di sensibilità alle note basse. Naturalmente tutto ciò è acuito dalle condizioni della società moderna: rumori del traffico, in ufficio o nell'ambiente di lavoro, squilli di telefonini, schiamazzi dei vicini, ecc. hanno ridotto notevolmente la sensibilità dell'orecchio umano. Gli scienziati hanno già appurato che gli aborigeni australiani hanno, a settant'anni, curve di sensibilità acustica simili a quelle dei nostri trentenni. Per ovviare a questa anomalia occorre un sistema che generi curve di risposta diverse ai vari livelli (fig. 2).
Il dipartimento R&S Peecker Sound ha messo a punto un equalizzatore dinamico intelligente capace di compensare le variazioni di sensibilità dell'orecchio umano al variare del livello sonoro. In questo dispositivo sono inseriti dei circuiti "intelligenti" che confrontano continuamente le risposte in frequenza con le curve medie di sensibilità, aggiustandole fino ad ottenere un'uguale percezione su tutto lo spettro. Se per un certo livello di pressione sonora e ad una determinata frequenza, tipo 50 Hz, il nostro orecchio perde, ad esempio, 7 dB di sensibilità, ecco che l'intelligentissimo equalizzatore dinamico alza la risposta, alla stessa frequenza, di quei medesimi 7 dB. Qual è l'effetto pratico? L'ascolto rimane identico, stessa sensazione e stessa qualità, a qualsiasi livello di pressione sonora.
|
Galleria fotografica |
 |
|
|
 |
|
 |
| Close |
|
|
|