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Data: marzo 2009
 Autore: Peecker Sound Research dept

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| Differenti "SOUND PRESSURE ZONES"all'interno di uno stesso locale |
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L'evoluzione del mondo moderno e le regole della convivenza civile impongono sempre più spesso la necessità di creare ambienti con diversi livelli di “emozioni sonore”, cioè aventi diversi livelli di SPL (Sound Pressure Level). Ciò può consentire lo svolgimento di attività diverse, senza drastiche separazioni fisiche nei locali. Nelle discoteche, per esempio, si parla sempre più spesso di una zona dance, dell'area rinfresco (bar), dell'ingresso, dell'area meeting, della zona games, ecc. anziché di un'unica, vasta area ad altissima saturazione di decibel. Il miglior comfort e, di conseguenza, la miglior gestione del locale è legata al fatto di poter realizzare aree a diversi valori di pressione sonora a seconda dell'attività ivi svolta.
 Fig. 1 Nuovi metodi di progetto Un tempo si progettavano gli impianti audio con l'unico obiettivo di creare sulla pista del locale un efficace livello sonoro, tale da indurre i giovani al ballo e a un ascolto emozionante dei brani preferiti. Ciò che poi accadeva nel resto del locale non era sotto controllo. Poiché oggi si richiedono livelli diversi, ecco che i progettisti audio si sbizzarriscono nel posizionare i diffusori acustici nelle maniere più disparate. I risultati sono deludenti: ci si limita a creare soluzioni estetiche forse piacevoli, ma la sostanza del problema rimane irrisolta: la differenza tra il livello sonoro in pista e quello fuori pista resta assai scarso. Come ben si vede in fig. 1 la zona rossa (SPL elevati) è, comunque, troppo vasta.
Altoparlanti tradizionali Per risolvere il problema non esistono che due metodi: a) creare delle barriere architettoniche; b) disporre di altoparlanti direttivi. Il primo metodo è scarsamente pratico, assai poco piacevole e molto spesso inefficace, non permettendo di isolare sufficientemente le note più basse che tendono a propagarsi in ogni direzione.
Per comprendere il secondo metodo, osserviamo il comportamento di un altoparlante nelle tre classiche gamme di frequenza (basse, medie e alte di fig. 2). Come si vede, l'altoparlante è sempre piuttosto direttivo alle alte frequenze, mentre tende a irradiare in tutte le direzioni man mano che ci si sposta verso le basse frequenze. Tutto ciò nuoce alla qualità del suono percepito fuori dall'asse di radiazione, ma soprattutto fa sì che il livello sonoro rimanga elevato ovunque, nonostante gli sforzi dei progettisti di orientare al meglio le casse acustiche. Singoli altoparlanti o casse tradizionali – orientate come si vuole – non possono “fisicamente” creare zone ad alta concentrazione sonora alternate ad altre più tranquille.
Esistono infatti solo tre tipologie di sistemi audio che consentono di indirizzare il suono verso certe zone, “oscurandone” altre: A) le trombe; B) gli array lunghi; C) gli array concentrati.
Vediamoli nel seguito. A) Il primo metodo è vecchio almeno quanto l'uomo civile, essendo stati gli antichi Greci, sempre alle prese con i problemi dei teatri destinati ad accogliere tante persone, a notare il rinforzo e la direzionalità della voce, ottenuta applicando dei rudimentali imbuti o coni alla bocca degli attori o oratori. Le trombe ebbero grande popolarità agli inizi del secolo, con i fonografi di Edison, ma si dovette aspettare gli anni ottanta per gustare i primi sistemi "a direttività costante e ad altissima qualità di riproduzione". In poche parole, mentre le antiche trombe suonavano in modo apprezzabile solo sull'asse e diventavano subito "chiuse" e "scatolari" se ascoltate fuori asse, i dispositivi più moderni, detti Constant Q, mantengono una riproduzione costante su un certo angolo. Attenzione però ai limiti fisici: le trombe funzionano bene finché la dimensione della bocca rimane superiore alla lunghezza d’onda emessa. Se, per esempio, si vuole una tromba valida fino a 1000 Hz occorrerà una bocca di 34 cm di diametro (pari alla lunghezza d'onda a quella frequenza). Qualora si desiderasse riprodurre, con una tromba, anche le basse frequenze si arriverebbe a dimensioni "mostruose": ben 2,7 m di diametro per scendere a 40 Hz!
Fig. 3 In fig. 3 si mostra una pista sonorizzata con una coppia di trombe. Il vero limite del primo sistema direttivo (A) risiede nelle dimensioni fisiche spropositate, mentre il principio della riproduzione con trombe Constant Q rimane fondamentale per le frequenze medie e alte.
B) Con il termine array, si intende una sequenza di elementi uguali, posti uno in fila all'altro: un array acustico altro non è che una fila di altoparlanti uguali.
Fig. 4
Per capire la ragione di una simile disposizione cominciamo ad osservare due soli altoparlanti (fig. 4b). Il diagramma polare si restringe rispetto ad un singolo trasduttore (fig. 4c), per il semplice motivo che mentre sull'asse i due si sommano perfettamente, fuori asse uno appare leggermente sfasato rispetto all'altro. Man mano che aumentiamo il numero degli altoparlanti il sistema diventa vieppiù direttivo. Una linea di molti altoparlanti (array - fig. 4a) rappresenta una sorgente sonora direttiva, in grado, quindi, di creare zone a più alta intensità sonora vicino ad altre più tranquille.
Fig. 5
Per capire fino in fondo la qualità dei sistemi acustici, senza lasciarsi influenzare da venditori di parte, è sufficiente approfondire le incontrovertibili leggi fisiche. Vediamo cosa succede disponendo di un array molto lungo (fig. 5), il cosiddetto array disperso: l'ascoltatore riceverà tutta una serie di segnali uguali, di ampiezza via via decrescente, ad intervalli di tempo ∆t. Se, per esempio, la distanza tra gli altoparlanti fosse di 60 cm, l'intervallo di tempo sarebbe pari a 1,7 ms e pregiudicherebbe in maniera definitiva la corretta intelligibilità del segnale stesso. Il suono generato da questi array lunghi, pur risultando ben concentrato sulla pista, si rivelerà confuso e poco gradevole.
C) Disponendo tanti altoparlanti di piccole dimensioni, ma di grande potenza, l'uno accanto all'altro si realizzerà un array di dimensioni contenute (array concentrato) e altamente efficace. Perché questo array funziona, mentre quello lungo no? Perché in questo caso la distanza tra gli speaker è di soli 15 cm, per cui la differenza del tempo d'arrivo dei vari segnali risulterà di soli 0,43 ms corrispondenti ad una frequenza di 2286 Hz, che sarebbe bene non venisse riprodotta dall'array stesso.
Peecker Sound ha progettato alcuni array di questo tipo (i modelli AS60, AS120 Crossfire e AS180 della serie Double Array) utilizzando un sistema a due vie, con tromba a direttività costante in gamma medio-alta e woofer in array per le basse e medio-basse frequenze. In tutti questi sistemi Peecker Sound, la frequenza critica di 2286 Hz non viene riprodotta dall'array – creerebbe confusione –, ma dalla tromba a direttività costante. Questi diffusori sono stati studiati per concentrare al massimo l'energia sonora in una certa area e sfruttare al meglio tutte le massime espressioni di tecnologia elettroacustica: array di altoparlanti altamente direttivi per le basse frequenze e guide d'onda a direttività costante per le frequenze medie e alte. Il suono risulterà indistorto, intelligibile ed emozionante, ma – soprattutto – ben direttivo, come lo si desiderava all'inizio. |
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